HARING la denuncia e l’incubo degli inferni medievali,

HARING TRA OMOSESSUALITA’ E NUCLEARETutti conoscono i geniali omini multicolore di Haring, all’apparenza alquanto statici e quasi insignificanti, ma cosa c’è davvero dietro ad essi?”Nella mia vita ho fatto un sacco di cose, ho guadagnato un sacco di soldi e mi sono divertito molto. Ma ho anche vissuto a New York negli anni del culmine della promiscuità sessuale. Se non prenderò l’Aids io, non lo prenderà nessuno” Questa è una celebre frase detta dall’artista poco prima di scoprire di avere l’AIDS che cambierà radicalmente il suo modo di dipingere (come possiamo vedere nel murales della chiesa di Sant’Antonio a Pisa).Infatti anche se l’artista nell’immaginario comune è soprattutto il festoso celebrante dell’amore e della vita, nella sua produzione tutto questo si mescola con un senso onnipresente di morte (le “X” con cui marchia le figure). Inoltre la creatività in Haring si confronta con la malattia e il senso del termine.Nonostante  i suoi colori fluo e sgargianti questi nascondono spesso una realtà venefica. Notevoli alcuni grandi lavori in cui Haring riprende le suggestioni di Bosch e i Giudizi universali del Trecento italiano. Certo, c’è spesso la denuncia e  l’incubo degli inferni medievali, con i Luciferi bestiali che divorano corpi, acquista una drammatica qualità immanente nella malattia che divora la nuova generazione. La sessualità in Haring è energia vitale e veicolo di morte. Ma la sua rappresentazione è più spesso violenta che gioiosa. E l’eroina e l’Aids appaiono come flagelli, mandati a trasformare in inferno i paradisi artificiali.Haring – Altarpiece: The Life of Christ (1990)Nel clima di oscurantismo religioso, bigotto e apocalittico, degli anni Ottanta americani Haring – in maniera più o meno consapevole – pare dunque riproporre il tema del peccato originale e del giorno del Giudizio in chiave allusivamente omosessuale: non dimentichiamo che negli ambienti frequentati dall’artista in quegli anni era piuttosto normale abbandonarsi a rapporti sessuali occasionali e per nulla “sicuri”, e che tale atteggiamento di apertura e spensieratezza avrebbe di lì a poco avuto un costo terrificante in termini di vite umane. Eros e Thanatos ancora una volta, dunque, ma in una declinazione orrendamente apocalittica e vissuta da molti addirittura in termini di “congiura” od oscuro “progetto” politico ad opera delle classi dominanti .Il nocciolo della questione, per Haring, è semplicemente questo: «decidere se l’arte è per pochi individui colti o se è per chiunque viva in un certo momento. La sua scelta mi pare chiara. Coinvolgere il maggior numero di persone con l’idea che ognuno abbia un punto di vista significativo per dare un senso al tutto. Già nel 1978, anno al quale appartengono molte delle riflessioni più teoriche dei Diari. Pur evitando proclami e manifesti, Keith dice la sua su questioni molto urgenti nei pur «ludici anni Ottanta»: droga, razzismo, omosessualità, dramma dell’Aids, minaccia nucleare, discriminazione sono tutti temi che gridano sotto la fitta coltre di figurine semplici, perché la sua idea di arte sarà stata pure l’evoluzione del pop ma al contempo non può evitare di «denunciare» le contraddizioni di una società apparentemente frivola e spensierata, dove la morte era in agguato.